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AFRICA/CONGO RD - “Non siamo agitatori, ma Pastori preoccupati per il loro Paese” affermano i Vescovi

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Posted on: 12/06/15
Kinshasa - “Nessuno ha il diritto di decretare il silenzio totale su qualsiasi persona che esprima la propria opinione o prenda la parola in uno Stato che si dice democratico” afferma un comunicato dei Vescovi della Repubblica Democratica del Congo, segnando una nuova tappa nello scontro con il Presidente Joseph Kabila, sospettato di voler modificare la Costituzione per ottener un terzo mandato nelle elezioni del 2016, o di cercare di ritardare il voto per prolungare il suo potere. Il 24 novembre il Comitato Permanente della CENCO aveva pubblicato un comunicato nel quale si denunciavano “le restrizioni delle libertà individuali, l’aumento delle repressioni e delle intimidazioni” .
Nel messaggio del 3 dicembre, pervenuto a Fides, i Vescovi ricordano ora che “il comitato permanente della CENCO non è un ufficio qualunque. È un’assemblea composta da Arcivescovi e Vescovi che presiedono differenti Commissioni della Conferenza episcopale. I suoi membri non sono degli agitatori, ma dei Pastori, che hanno a cuore il Paese e il buon funzionamento delle istituzioni”. Nel loro messaggio del 24 novembre i Vescovi avevano fatto riferimento all’art. 64 della Costituzione congolese che afferma: “ogni congolese ha il dovere di fare fronte a qualsiasi individuo o gruppo di persone che prenda il potere con la forza o che l’eserciti in violazione delle disposizioni della Costituzione”.
“L’interpretazione che viene data all’articolo 64 mette il cittadino di fronte alle sue responsabilità afferma il messaggio -. Nessuno tra i Vescovi intende rovesciare il regime vigente. I Vescovi chiedono il rispetto della Costituzione e dei termini costituzionali per le elezioni; questo non può essere considerato come un appello a sollevare la popolazione contro il regime” conclude il comunicato.

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