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AFRICA/ZIMBABWE - Un missionario laico, apostolo dei lebbrosi, verso la beatificazione

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Posted on: 10/24/19
Harare - In Zimbabwe ha preso il via la causa di beatificazione di John Bradburne, missionario laico e francescano secolare di nazionalità britannica. La sua vita e la sua testimonianza di fede in mezzo ai lebbrosi verrà esaminata prima a livello diocesano e poi alla Congregazione della causa dei santi a Roma. Se le sue virtù saranno riconosciute, potrebbe diventare il primo santo legato direttamente allo Zimbabwe.
Nel mese di settembre, la notizia dell'inizio del processo "verso la gloria degli altari" è balzata alla cronaca dello Zimbabwe e grande attenzione ha suscitato anche nella emittente televisiva britannica Bbc. Padre Brian MacGarry, gesuita, che frequentò Bradburne ai tempi della guerra di indipendenza della Rhodesia, nota all'Agenzia Fides: "Lo conoscevo bene", osserva padre Brian. "Posso dirlo con certezza: era un cattolico di profonda spiritualità e l'opera che ha svolto insieme ai lebbrosi è stato di grande valore medico e umano".
Figlio di un vicario anglicano, Bradburne si converte al cattolicesimo dopo aver prestato servizio nell’esercito britannico in Malesia e Birmania, dove è stato anche ferito in combattimento. "La sua fede religiosa – ricorda padre MacGarry – era profondissima. Cercò di diventare certosino, poi benedettino e, infine, membro della Congregazione di Nostra Signora di Sion. Nessuno dei tre ordini, pur riconoscendo la sua profonda spiritualità, lo accolse. Divenne allora terziario francescano. Rimase sempre laico, ma dal momento del suo ingresso nel Terz’Ordine indossò sempre un saio".
Nel 1971 arriva in Rhodesia per cercare "una grotta in cui pregare". Nel 1964 si unisce a una colonia di lebbrosi a Mutemwa. Quella diventerà la sua comunità. Ricorda il gesuita: "La colonia era sporca e la gente era sporca, ricorda chi l’ha conosciuto allora. Non c’erano medicine, niente vestiti e la gente aveva fame. Lui si prese cura dei bisogni di tutti: nutrire le persone, lavarle e fasciare le loro piaghe". Ogni giorno per un decennio, la routine è la stessa. Si alza alle 3 di notte per fare il bagno ai pazienti lebbrosi. Li aiuta a mangiare e li accompagna alla preghiera. Il suo unico svago è una corsa di cinque chilometri.
Nel 1979 si accendono polemiche con gli abitanti del villaggio vicino. I lebbrosi li accusano di lasciare le bestie a pascolare sui loro campi, distruggendo i raccolti. Bradburne si offre di mediare. "Venne allora portato dagli abitanti del villaggio dal comandante locale Zanla ", ricorda padre MacGarry. "Gli abitanti del villaggio lo accusarono di essere una spia, perché aveva difeso i lebbrosi. Il comandante era convinto che John fosse innocente, ma aveva nemici nel villaggio. Lo stesso comandante non poté offrirgli protezione se fosse rimasto là, quindi si offrì di mandarlo in Mozambico per motivi di sicurezza. John si rifiutò, dicendo che il suo posto era con i lebbrosi. Lo Zanla non poteva assegnargli uomini per proteggerlo, così gli abitanti del villaggio lo presero e lo uccisero lungo la strada".
Padre Brian non concorda con quanti intendono fare di Bradburne un’icona da venerare e ne restituisce un’immagine più concreta. "John era un uomo buono, attento al prossimo, secondo lo spirito evangelico di Francesco d'Assisi. Ha vissuto con i lebbrosi che allora erano gli ultimi degli ultimi. Aveva i suoi difetti, come tutti gli uomini. Probabilmente se sapesse che è stata avviata la causa di beatificazione ne sorriderebbe e tornerebbe dai suoi malati".

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