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AMERICA/BRASILE - Il “Grito” in difesa dei diritti degli immigrati venezuelani

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Posted on: 09/11/18
Boa Vista – “La vita in primo luogo” è stato il tema che ha caratterizzato quest’anno l’iniziativa “Grito de los Excluidos”, celebrata in Brasile da 24 anni il 7 settembre, in concomitanza con la festa dell’Indipendenza nazionale. Gli organizzatori, la Chiesa cattolica e diversi movimenti della società, hanno scelto come motto "La diseguaglianza genera violenza: basta privilegi!".
In tutto il paese si sono svolte diverse manifestazioni in cui, a partire dal tema generale, sono stati denunciati i problemi presenti nella realtà nazionale e locale. Nella diocesi di Roraima, dove si concentra gran parte degli immigrati venezuelani, il “grido” in difesa dei loro diritti è risuonato durante l'evento che ha concentrato centinaia di persone, tra cui un buon numero di immigrati. La loro presenza è stata la prova del tentativo della Chiesa locale di accogliere coloro che arrivano da lontano e sono abbandonati a se stessi.
Mons. Mario Antonio da Silva, Vescovo di Roraima, ha dichiarato a Fides che "il Grido degli esclusi e delle escluse è il grido di quanti hanno vita, hanno fede, hanno speranza", insistendo sulla necessità di essere uniti per superare le difficoltà, "per indicare un orizzonte da conquistare, mai da soli, mai senza sogni, mai senza respirare giustizia, pace, gioia, amore e solidarietà".
La notte precedente il “Grito” a Boa Vista, capitale dello stato di Roraima, è avvenuto un duplice omicidio, di un immigrato venezuelano e di uno brasiliano, che ha creato un clima di paura tra gli immigrati che dormono nelle strade, tra cui molte donne e bambini, che temevano rappresaglie. Mons. da Silva, riferendosi alla violenza presente nella società locale, ha ribadito a Fides la necessità di nuove prospettive "sulle realtà che distruggono la vita di molte persone, siano essi brasiliani, immigrati e rifugiati dal Venezuela o di tanti altri paesi che vivono con noi".
"L'indipendenza non può essere solo qualcosa che rimane nel calendario della storia, ma qualcosa di esperienziale, di concreto nella vita, che genera prosperità, fratellanza per tutti, come Gesù ci insegna, avere vita e vita in abbondanza" ha sottolineato Mons. da Silva, che ha considerato il “Grito” come "un momento di lotta per coloro che sono minacciati, che sono in pericolo e hanno bisogno di maggiore solidarietà".


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