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ASIA/GIAPPONE - La testimonianza evangelica personale: via per la missione in Giappone

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Posted on: 11/24/19
Tokyo - "La testimonianza evangelica personale di ogni credente, nella vita di ogni giorno, resta ancora il modo ordinario con cui le persone possono incontrare Cristo Gesù in Giappone e restarne attratte”: lo spiega all'Agenzia Fides, in occasione del viaggio apostolico di Papa Francesco in Giappone, p. David Wessels, 73enne gesuita statunitense, missionario in Giappone dal 1970, oggi Professore emerito alla Sophia University di Tokyo, dopo 46 anni di docenza.
La Chiesa cattolica in Giappone, su una popolazione di circa 125 milioni di abitanti, conta 450mila fedeli, e opera in un contesto culturale e sociale segnato da individualismo, cultura efficientista, dedizione al lavoro che lascia poco tempo per rispondere ai grandi interrogativi esistenziali come quello sul senso della vita. Da questo disagio interiore possono derivare fenomeni come il suicidio, la depressione o il fenomeno dell’hikikomori . Si tratta di “forme di alienazione e difficoltà nei rapporti sociali, vere piaghe per la società giapponese, che rappresentano "sfide" per la missione della Chiesa chiamata a "farsi vicina" a chi soffre per tale malessere.
Argomenta p.Wessels che "molti giapponesi sono quasi spaventati dall'uso della parola ‘religione", ma “il profondo rispetto verso la natura e verso il prossimo, proprio della cultura nipponica, mostra quel timore reverenziale che porta con sé un evidente senso del sacro”. Numerose pratiche nella vita quotidiana, nota il gesuita, possono definirsi “religiose”: le visite ai santuari shintoisti e ai templi buddisti; le preghiere periodiche sulle tombe degli antenati; l’atteggiamento verso l'Imperatore, il cui ruolo è avvolto nel simbolismo religioso; i riti funebri buddisti; la presenza di altari domestici tradizionali nelle famiglie. “Inoltre – aggiunge – l'affiliazione a una grande organizzazione religiosa strutturata è raramente considerata come scelta esclusiva".
D'altro canto, riferisce Wessels "le istituzioni cattoliche come scuole e ospedali godono di alta considerazione e perfino di prestigio. Le opere educative e sociali promosse dalla Chiesa sono in generale ammirate tanto che si registra un fenomeno piuttosto curioso: spesso chi ha frequentato tali istituzioni, si definisce 'cattolico' anche senza aver ricevuto il battesimo, e questo fa capire la fluidità dell'identità religiosa in Giappone”.
Nell'ambito della via ecclesiale, poi, “esistono oltre 500mila cattolici di altre nazionalità" e perciò è in atto una “pastorale dell'integrazione per promuovere all’interno della comunità cattolica l’unità tra i fedeli locali e quelli immigrati, che rappresentano un serbatoio di entusiasmo per una comunità che va invecchiando". Questo cammino disegna "un futuro multilingue e multiculturale per la Chiesa nel paese del Sol levante", rileva.
In tale cornice, con la sua visita apostolica, Papa Francesco viene a "ridestare attenzione in una società perfettamente organizzata, ponendo l'accento sul tema centrale, che è 'Proteggere ogni vita', in un paese che è ancora ferito dall'olocausto nucleare su Hiroshima Nagasaki, luoghi dove il papa si recherà per lanciare un messaggio universale di pace". Il Papa viene anche a "incoraggiare, rafforzare e risvegliare la fede di una piccola comunità che ricorda l'esperienza dei suoi martiri ed è chiamta a farne tesoro".

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