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ASIA/PAKISTAN - “Cristo tiene fra le braccia i cristiani del Pakistan”

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Posted on: 02/10/18
Islamabad - “Cristo buon pastore tiene fra le braccia i cristiani del Pakistan, li consola, dà la sua vita per loro, nutre il suo popolo”: con questo messaggio di speranza l'Arcivescovo Joseph Arshad si è rivolto ai fedeli presenti oggi, 10 febbraio, nella scuola cattolica di St Mary's a Islamabad, dove si è svolta la celebrazione per il suo insediamento nella diocesi di Islamabad-Rawalpindi.
Inizialmente la celebrazione doveva avere luogo nella Cattedrale di St. Joseph, ma è stata spostata nell'ampio complesso cattolico di St. Mary per la grande affluenza di persone. Sono stati infatti oltre 3 mila i fedeli giunti da tutto il Pakistan, insieme a tutti i Vescovi pakistani e a numerosi sacerdoti e religiosi, per accompagnare Mons. Arshad che ha iniziato il suo ministero alla guida della diocesi di Islamabad-Rawalpindi.
Commentando il brano evangelico del Buon Pastore, l'Arcivescovo ha sottolineato: “Cristo ama il suo gregge, il Buon Pastore ama il suo gregge, ed è per il suo gregge che dona la sua vita con impegno, sacrificio e sincerità. Fa si che le sue pecore non si perdano nel deserto”. “Gesù è la via, Gesù Buon Pastore è l’esempio per tutti noi - ha continuato l'Arcivescovo Arshad -. Preti, genitori, dottori, insegnanti, ufficiali del governo, ognuno di noi, è chiamato a prendersi cura delle persone che gli sono state affidate. Quindi ogni cristiano deve essere il Buon Pastore. Anzi, attraverso di noi – ha continuato – Gesù diventa Buon Pastore, si trasforma nella nostra carne. Dunque ogni cristiano ha la responsabilità di essere Buon Pastore”.
“Cristo arriva ad amare l’umanità attraverso le nostre vite - ha proseguito l’Arcivescovo -. La nostra vocazione in Pakistan è quella di essere buoni costruttori del regno di Dio”. “Come cristiani del Pakistan – ha aggiunto – noi dobbiamo tenere gli occhi fissi su Cristo e stringerci a Lui nelle difficoltà, nelle crisi, nei problemi. Cristo Buon Pastore ci tiene fra le sue braccia, ci consola e dà la sua vita per noi”.
Quello che è risuonato nei fedeli, nei sacerdoti, nei religiosi presenti, dopo questa solenne celebrazione, è un messaggio di speranza per una nazione come il Pakistan nella quale i cristiani sono una esigua minoranza e si trovano a vivere immersi nei problemi all’interno di una società attraversata dalla discriminazione verso le minoranze religiose. Tale discriminazione è presente anche a livello ufficiale, nelle scuole, nei luoghi di lavoro… Proprio in queste situazioni, a volte di sofferenza, tale atteggiamento di speranza è la chiave per la vita di questa comunità cristiana.


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