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ASIA/SRI LANKA - I cristiani: uccidere in nome del buddismo è perversione, urge frenare la violenza

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Posted on: 03/10/18

Colombo - I cristiani chiede al governo dello Sri Lanka di agire con decisione per affrontare l'attuale critica situazione nel paese, segnata dalla violenza contro le comunità musulmane. "I musulmani, le loro case e le loro proprietà sono presi di mira in nome del buddismo, proprio a breve distanza dai grandi templi di quella tradizione religiosa. Non c'è maggiore perversione del Buddismo che uccidere in nome del Buddismo. Nell'insegnamento del Buddha, non c'è posto per alcun tipo di violenza, nessun concetto di guerra, nessuno spazio per la vendetta, qualunque sia il crimine", dice all'Agenzia Fides padre Ashok Stephen, degli Oblati di Maria Immacolata, direttore del "Centro per la società e la religione", nato circa 30 anni fa a Colombo
Il 5 marzo scorso è scoppiata nel paese una ondata di violenza anti-musulmana dopo che, il 22 febbraio scorso, un giovane singalese è morto in seguito a un litigio privato a Kandy. Ben presto, come una reazione a catena, la violenza si è diffusa a macchia d'olio, e questa immediata diffusione ha mostrato che le tensioni interreligiose sopite nella società. Nove delle moschee sono state attaccate e danneggiate nel distretto di Kandy, noto per le attrazioni turistiche. Secondo la polizia, gli estremisti singalesi hanno utilizzato i social media e applicazioni di messaggistica web per incitare all'odio e istigare attacchi contro la minoranza musulmana.
"L'incapacità del governo e la riluttanza nel far rispettare la legge contro i responsabili della violenza collettiva hanno portato alla grave escalation delle tensioni comunitarie", nota p. Stephen.
La polizia ha imposto il coprifuoco e il presidente Maithripala Sirisena ha promulgato lo stato di emergenza. Almeno 140 persone, tra cui l'istigatore principale della violenza, Amith Weerasinghe, un singalese noto per l'attivismo anti-musulmano, sono state arrestate durante i disordini.
Gruppi della società civile e rappresentanti delle diverse comunità religiose hanno incontrato il presidente e il primo ministro Ranil Wickremesinghe, chiedendo di intraprendere azioni legali immediate contro i perpetratori della violenza. Hanno anche organizzato una protesta a Colombo e hanno invitato la gente a collaborare contro il razzismo e la violenza.
Negli ultimi anni la nazione è stata attraversata da ondate di scontri tra comunità religiose diverse. I buddisti singalesi costituiscono il 75% dei 21 milioni di abitanti del paese mentre i musulmani sono il 10%. Alcuni monaci buddisti sono imputati e devono rispondere in tribunale per il loro presunto ruolo nella violenza anti-musulmana nel 2014, che ha fece quattro morti.


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