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I Galaxy, Gazidis e lo spogliatoio: Ibra al Milan, perché sì perché no

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Posted on: 12/06/18
Il lungo inverno di Zlatan Ibrahimovic non è ancora veramente iniziato. Ci sono tante considerazioni da vagliare e molti conti da far tornare. Ma restano delle basi di partenza dalle quali non si può prescindere. La prima è che Ibra ha molta voglia di tornare a giocare con la maglia rossonera. La seconda è che il Milan non ha delle alternative in attacco: o prende il sedicente dio del calcio oppure resta così com'è, solo con l'aggiunta di Paquetà che è in arrivo a Milano per conoscere la sua nuova città e i suoi nuovi compagni. Se qualche giorno fa sembrava tutto fatto, nelle ultime ore c'è stata una frenata strategica che ha una serie di motivazioni. Questo non vuol dire che - come qualcuno ha frettolosamente concluso - Ibra non verrà al Milan. Significa invece che è in corso uno studio sulla sostenibilità e sull'utilità del progetto, in attesa di una imminente decisione dell'Uefa che secondo le ultime indiscrezioni dovrebbe comportare per il club rossonero una multa tra i 5 e i 7 milioni senza limitazioni sul mercato. LA FORMULA E I GALAXY Da tempo la formula studiata è quella di un contratto semestrale da circa 3 milioni più un'opzione per la prossima stagione. Una prospettiva che sembra essere stata digerita da Ibra e data per buona. Qui si va a inserire un atteggiamento meno morbido del previsto da parte dei Los Angeles Galaxy, che forse un anno fa pensavano di avere per le mani un rottame e che invece si sono ritrovato un giocatore ancora validissimo. Hanno il coltello dalla parte del manico e pur consapevoli del basso stipendio che versano allo svedese (1,2 milioni a stagione) sembrano voler fare resistenza. Qui si va a inserire la volontà del giocatore: chiaro che uno come Ibra se vuole andarsene da una squadra se ne va. Senza se senza ma. Altrettanto chiaro che il Milan non intende sborsare un euro per portare a casa l'attaccante. Gratis o niente. IL FATTORE RAIOLA I rapporti tra il Milan e Mino Raiola sono tornati molto buoni dopo il periodo nero della gestione Mirabelli e della trattativa per il rinnovo di Donnarumma. Forse proprio per questo motivo il procuratore di Ibra pensa e spera con l'operazione "back from Los Angeles" di ricevere una commissione che tenga conto anche di un pregresso poco redditizio legato proprio al nuovo contratto del suo portierone. Ma anche questo aspetto fa parte di una tattica classica del Minone da Amsterdam, abilissimo nel rendere una trattativa un po' più intricata di quanto non sia realmente, per poi prendersi onori e meriti di una conclusione positiva. IL GIOVANILISMO DI GAZIDIS La filosofia di Ivan Gazidis all'Arsenal era quella di prendere giocatori emergenti per poi poterli eventualmente rivendere con grandi plusvalenze. Ma la sua grande esperienza sicuramente lo porterà a considerare le notevoli differenze tra Inghilterra e Italia, tra l'Arsenal e il Milan. Giova ricordare che la tifoseria dell'Arsenal è diventata famosa con il libro "Febbre a 90'" di Nick Hornby, nel quale si racconta come i sostenitori dei Gunners si sentano quasi orgogliosi di non vincere quasi mai. Il Milan parte da un bilancio negativo di questi ultimi anni e ha bisogno di regalare qualche soddisfazione ai suoi tifosi. Questo potrebbe far declinare leggermente Gazidis dalla sua attitudine. Da Casa Milan filtra poi una voce secondo cui il nuovo amministratore delegato sarebbe più favorevole all'arrivo di Fabregas che al ritorno di Ibrahimovic, ma questo potrebbe anche dipendere dalle esigenze tecniche che a centrocampo sono più urgenti. EQUILIBRI DA SPOGLIATOIO L'ultimo possibile dubbio riguarda l'impatto che Ibra potrebbe avere sul clima dello spogliatoio. Ovviamente si tratta di ub carattere forte e prevaricante, ma è anche vero che come contraltare, in panchina, c'è anche un certo Rino Gattuso che non si lascia certo condizionare dai caratteri forti. E poi comunque Ibra a 37 anni ha raggiunto un equilibrio decisamente diverso rispetto a quello precario di qualche anno fa. Qualche scossone poi non può fare certo male a un gruppo che ogni tanto tende a staccare la spina. Ibra è l'uomo giusto, ma prima bisogna affrontare questo lungo percorso.

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