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VATICANO - Chiesa cattolica e crisi umanitarie in Siria e Iraq: numeri e volti di una “risposta” a tutto campo

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Posted on: 09/13/18
Città del Vaticano – Istituzioni e realtà appartenenti alla Chiesa cattolica, nell'arco di tempo tra il 2014 e il 2018, hanno mobilitato complessivamente più di un miliardo di dollari per rispondere alle emergenze umanitarie connesse ai conflitti che hanno devastato la Siria e l'Iraq. L'aiuto fornito dalla rete ecclesiale si è rivolto indistintamente “a tutte le persone in stato di bisogno”, senza tralasciare forme sdi assistenza e supporto specifico per le comunità cristiane locali colpite dalla crisi. Nel solo 2017, sono stati circa 4,6 milioni gli uomini, le donne, i bambini e le bambine che hanno avuto sostegno grazie ai progetti solidali messi in campo dalla rete ecclesiale. E il 2018 si va configurando come un anno di svolta nelle strategie dell'intervento ecclesiale a favore della popolazione di quelle regioni, con una diminuzione progressiva delle risposte di tipo emergenziale e il potenziamento di progetti e iniziative di maggiore impatto nel medio-lungo termine, in parallelo con l'evoluzione degli scenari geopolitici in Siria e Iraq. Sono questi alcuni dei dati concreti esposti nel rapporto dell'indagine sulla risposta delle istituzioni ecclesiali alla crisi siriana e irachena, presentato nel primo pomeriggio di giovedì 13 settembre alla sessione d'apertura dell'incontro sulla crisi umanitaria in Siria e Iraq, organizzato presso la Pontificia Università Urbaniana dal Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale. Il rapporto, esposto dalla dottoressa Moira Monacelli - responsabile dell'Humanitarian Focal Point for the Iraqi‐Syrian Crisis – è stato realizzato sulla base dei dati forniti da 84 istituzioni ecclesiali . Esso fornisce un quadro complessivo unitario della risposta della rete ecclesiale alla crisi umanitaria siriana e irachena, oltre a prefigurare “linee comuni di riflessione e orientamenti condivisi di azione per il prossimo futuro”.

Un aiuto capillare e diversificato
Secondo le informazioni esposte nel rapporto, in Siria più di 13 milioni di persone sono in stato di bisogno; vi sono 6,6 milioni di sfollati interni, mentre 5,6 milioni sono i rifugiati registrati nei Paesi limitrofi, principalmente in Turchia, Libano e Giordania. In Iraq, 8,7 milioni di persone sono in stato di necessità, di cui più di 4 milioni di bambini. Nei sette Paesi dell'area coinvolti nella crisi umanitaria provocata dai conflitti in Siria e Iraq operano attualmente più di 5.800 professionisti e più di 8.300 volontari connessi a realtà e istituzioni ecclesiali cattliche,, che si uniscono a sacerdoti e religiosi operanti in loco. Nel 2017, la rete ecclesiale ha utilizzato nelle attività umanitarie a favore della popolazione più di 286 milioni di dollari USA. Il dato è stato “il più elevato dal 2014”, e attesta che l’impegno della Chiesa si consolidato negli anni, adattandosi all'evoluzione dei bisogni delle popolazioni, sempre più differenziati nei diversi Paesi.
Nel 2017, il 35% dei fondi spesi è stato destinato alla Siria, il 30% al Libano, il 17% all’Iraq e il 9% alla Giordania. Nello stesso anno, il settore d’intervento prioritario su cui sono state investite più risorse è stato quello dell'istruzione più di 73 milioni di dollari USA, di cui 45 milioni utilizzati in Libano) che ha superato i fondi destinati all'aiuto alimentare . In generale, si è assistito a un aumento del sostegno per “attività atte a fornire e rafforzare mezzi di sussistenza alle famiglie, attività generatrici di reddito, formazione professionale, creazione di opportunità lavorative”. Le stime relative all'anno ancora in corso sembrano prefigurare un calo complessivo dei fondi utilizzati rispetto al 2017: nel 2018 dovrebbero essere circa 230 i milioni di dollari utilizzati negli interventi umanitari della rete ecclesiale nella regione; ma per la prima volta – così attesta il rapporto - il lavoro diversificato e capillare della rete ecclesiale a favore delle moltitudini travolte dai recenti conflitti mediorientali si va “proiettando verso il futuro anche nelle attività di risposta alla crisi, con la fine della fase acuta dell’emergenza”. Così, mentre l’istruzione resta il settore prioritario d'investimento, crescono i fondi utilizzati nel campo sanitario e diminuiscono drasticamente quelli utilizzati nell'aiuto alimentare.

Migranti e “ritorni”
Il rapporto curato dal Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale fa riferimento anche ai problemi legati alla condizione delle moltitudini di sfollati e rifugiati che stanno mettendo alla prova anche le economie e la tenuta sociale di diversi Paesi dell'area. “Non possono essere sottovalutate” si nota nel rapporto “le crescenti tensioni intercomunitarie, ed è quanto mai importante continuare a lavorare sulla coesione sociale, su un accesso equo ai servizi pubblici, un sostegno alle persone più vulnerabili delle comunità ospitanti”. Anche per questo “Il ritorno nelle comunità di origine è uno dei temi centrali della risposta alla crisi e uno degli ambiti prioritari su cui si focalizzerà l’azione della Chiesa nei prossimi anni”. Un fenomeno che attualmente “riguarda prevalentemente l’Iraq e la piana di Ninive , mentre è più limitato in Siria”. .

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