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VATICANO - Il Papa: al Sinodo sull’Amazzonia il grido dei poveri è diventato grido di speranza della Chiesa

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Posted on: 10/29/19
Città del Vaticano – Nel Sinodo dei Vescovi dedicato all’Amazzonia “abbiamo avuto la grazia di ascoltare le voci dei poveri e di riflettere sulla precarietà delle loro vite, minacciate da modelli di sviluppo predatori”. E loro hanno testimoniato che si può guardare la realtà “accogliendola a mani aperte come un dono, abitando il creato non come mezzo da sfruttare ma come casa da custodire, confidando in Dio” che come Padre “ascolta la preghiera dell’oppresso”. E’ questo il tratto più ricco e fecondo che secondo Papa Francesco ha connotato i lavori e gli esiti dell’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi svoltasi a Roma dal 6 al 27 ottobre e dedicata alla Regione panamazzonica. “Il grido dei poveri” ha aggiunto il Vescovo di Roma “ è il grido di speranza della Chiesa. Facendo nostro il loro grido, anche la nostra preghiera, siamo sicuri, attraverserà le nubi”.
Prendendo spunto dalle letture della Liturgia del giorno, e soffermandosi sul brano evangelico in cui Gesù racconta la parabola del Fariseo e del pubblicano che pregano nel tempio, Papa Francesco ha richiamato l’attenzione sui tanti casi in cui, anche nella Chiesa, “chi sta davanti” manifesta disprezzo per le altre persone e le loro tradizioni, ne cancella le storie, ne occupa i territori, ne usurpa i beni. “Lo abbiamo visto nel Sinodo” ha aggiunto il Papa “quando parlavamo dello sfruttamento del creato, della gente, degli abitanti dell’Amazzonia, della tratta delle persone, del commercio delle persone. Gli errori del passato non sono bastati per smettere di saccheggiare gli altri e di infliggere ferite ai nostri fratelli e alla nostra sorella terra: l’abbiamo visto nel volto sfregiato dell’Amazzonia”.
Alla radice spirituale di tanta devastazione – ha sottolineato il Papa – c’è la ”religione dell’io” rappresentata dal Fariseo della parabola evangelica. Costui appare “traboccante della propria sicurezza, della propria capacità di osservare i comandamenti, dei propri meriti e delle proprie virtù, è centrato solo su di sé”. Adepto della “religione dell’io”, che lo fa ritenere giusto e per questo superiore ai peccatori, come il Pubblicano che prega in fondo al tempio, riconoscendosi peccatore davanti a Dio.
All’opposto della vanagloria del Fariseo, il Papa ha indicato la “preghiera del povero” richiamata nella prima lettura. La preghiera che “attraversa le nubi” e arriva al Padre, mentre quella di chi si presume giusto “rimane a terra, schiacciata dalla forza di gravità dell’egoismo”. Il senso della fede del Popolo di Dio – ha sottolineato Papa Francesco – ha sempre visto nei poveri “i portinai del Cielo”. Sono i poveri “che ci spalancheranno o meno le porte della vita eterna, loro che non si sono considerati padroni in questa vita, che non hanno messo se stessi prima degli altri, che hanno avuto solo in Dio la propria ricchezza”. .


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